Partito democratico e Giovani Democratici di Brescia si uniscono alle proteste negli Atenei

Oggi nella quasi totalità degli Atenei italiani,in vista dell'approvazione del DDL Gelmini prevista entro venerdì alla Camera, si stanno susseguendo variegate forme di proteste dell'intera Comunità Accademica. Considerato che i punti presenti nel DDL 3687 (DDL GELMINI in discussione alla Camera), rispetto ai quali il Partito Democratico esprime contrarietà sono:

  • Riforma a costo zero: il governo ha sottratto all'università 1 miliardo e 200 milioni di euro,cui si devono aggiungere 200 milioni di ulteriori tagli alla ricerca, e ha restituito una parte, appena sufficiente ad assicurare le spese obbligatorie degli Atenei, a ridurre parzialmente il vergognoso tentativo di abolire il diritto allo studio;
  • Aumento esponenziale della burocrazia: 170 norme che diventeranno 500 con le deleghe. Gli atenei verranno ingabbiati in un rigido schema ministeriale del quale rimane ben poco da valutare, otterrete solo l'uniformità burocratica o l'elusione normativa. Per fare un esempio, se gli atenei non potranno fare la politica del personale, la quale condiziona quasi totalmente le performance della ricerca;
  • Nessuno nuovo spazio per i ricercatori a tempo indeterminato (quelli pre-riforma) nei successivi posti per diventare professori associati, senza riconoscere ad essi l'attività didattica frontale portata avanti fino ad oggi, precludendo cosi ogni prospettiva di carriera;
  • Blocco del turn over già messo in atto in precedenza (legge finanziaria 2009) e blocco degli scatti di anzianità con conseguente invecchiamento del corpo docente;
  • Cancellazione del diritto allo studio;
  • Incertezza sulla Governance delle Università, in particolare il CDA. La presenza di membri esterni nei consigli di amministrazione, dipende tutto da chi li nomina, ma non si dice pur in un testo molto prescrittivo. Se la nomina è interna si tratta di uno strumento già in vigore ed è servito solo a rafforzare il potere del rettore. Se invece, la nomina avviene dall'esterno il pericolo di cadere in mano ad una logica aziendalistica è notevole.
L'attacco al sistema universitario e delle ricerca statale non aveva mai raggiunto un livello cosi alto in un quadro del Paese profondamente instabile da un punto di vista politico. L'Italia è tra i paesi che in Europa ha investito di meno in formazione e ricerca negli ultimi decenni. La riforma della Gelmini stabilizza i tagli (oltre 1 miliardo di euro) e non dà alcuna prospettiva ai ricercatori e studenti.

Ecco le richieste de Partito Democratico:
  • L'utilizzare la Legge di stabilità per ripristinare integralmente i tagli all'università e alla ricerca e per dare spazi aperti alla selezione, fondata sul merito, di una nuova generazione di docenti universitari, dando opportunità, fondate sul merito, ai ricercatori strutturati e precari;
  • Almeno il 50% delle risorse agli Atenei assegnato con la valutazione di ricerca e didattica, in base alle scelte degli studenti e alle conoscenze acquisite nel corso degli anni;
  • il pensionamento a 65 anni dei docenti. L’obiettivo è introdurre uno shock generazionale nell’università italiana: vogliamo abbassare di dieci anni l’età media dei docenti. I giovani devono sapere che si può andare in cattedra a meno di 35 anni, quando si è in grado di dare il meglio di sé;
  • Semplificazione delle norme e libertà di organizzazione per gli atenei;

 

  • Criteri trasparenti e programmazione per gli accordi di programma tra Ministero e Atenei

 

  • Contratto unico di ricercatori in formazione, con tutele sociali e previdenziali. E stop a tutti i rapporti precari ed un ruolo unico di docenza articolato in livelli.

 

  • Diritto allo studio garantito per tutti.


Francesco Esposto, consigliere nazionale degli studenti universitari fino a maggio 2010 ed attuale responsabile provinciale Università Pd, dichiara:

“Il testo in discussione non ha copertura finanziaria, contiene circa 170 norme che diventeranno più di 500 con le deleghe e nella fase attuativa richiederanno circa mille regolamenti degli atenei. Questa misura è del tutto inadeguata. La realtà è che il governo è arrivato al capolinea e non ha più alcuna legittimazione per affrontare l'esame di un provvedimento, quello di riforma dell'università, di per sé sbagliato e che avrebbe bisogno di un anno e mezzo di normative di attuazione, senza le quali l'Università sarebbe bloccata. La precarietà di questo governo è dimostrata dalle tensioni all’interno della riunione dei capigruppo alla Camera proprio sulla calendarizzazione della riforma Gelmini, che vede ora Futuro e Libertà incerto sul voto ad una riforma così delicata in un momento di crisi politica del Paese. La capacità propagandistica del governo ha fatto credere che stiano attuando una politica del merito. Ma se fosse vero avrebbero dovuto scrivere una legge completamente diversa, capace cioè di suscitare la competizione, di promuovere le differenze, le sperimentazioni e nuovi modelli organizzativi. La situazione di Brescia è molto critica. Mi chiedo come il sindaco Paroli (che è anche deputato) e gli altri deputati bresciani della maggioranza di Governo possano votare tale DDL e in tal caso mi auguro che aprano un confronto immediato con le componenti del mondo accademico bresciano, in particolare con gli oltre 500 ricercatori del nostro Ateneo ed i circa 14000 studenti. Come Partito Democratico stiamo valutando di mettere in campo iniziative volte a tutelare la nostra Università. “

Andrea Curcio, senatore accademico e responsabile Università dei Giovani Democratici dichiara:

“Come studenti ci rendiamo conto che sia necessaria una riforma del sistema, e pertanto chiediamo che questa venga fatta in modo serio e competente. Chiediamo quindi che venga data maggior importanza alla democrazia interna mettendo in atto una serie di provvedimenti che rendano sostanziale, oltreché formale, la possibilità per gli studenti di far sentire la propria voce.
Diciamo No ad una riforma che dichiarandosi contro i clientelismi e contro i baronati, ne aumenta a dismisura il potere lasciando il CdA degli Atenei completamente nelle mani del Rettore. Chiediamo un insegnamento di qualità, dove ricerca e didattica vengano svolti con serietà e in serenità senza ricercatori costretti a fare anche un ruolo di docenza che non gli compete a causa della mancanza di personale docente di prima e seconda fascia. Un insegnamento di qualità che dev'essere per tutti, come afferma l'art. 34 della nostra costituzione, e quindi giusto premiare il merito, ma questo non deve avvenire a discapito e a spese del diritto allo studio, che già oggi senza tagli versa in una situazione grave e deficitaria dove secondo statistiche nazionali circa il 35% degli studenti aventi diritto non può usufruire di una borsa di studio a causa della mancanza di fondi. Come Giovani Democratici in queste ultime ore ci stiamo confrontando con le liste Universitarie per mettere in atto anche a Brescia forme di mobilitazione e protesta.”


Francesco Esposto
Responsabile provinciale Università Partito Democratico Brescia
339.3924816

Andrea Curcio
Responsabile provinciale Università Giovani Democratici Brescia
339.2146767

Brescia, 24 Novembre 2010