Conferenza stampa sull'università del 22/09/2010

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a fianco dei ricercatori.

Contrari al ddl 1905, ecco le proposte del Pd

Conferenza stampa

In questi giorni a Brescia, così come in numerosi Atenei italiani, le proteste dei ricercatori stanno creando numerosi disagi ed in particolare la sospensione della didattica e lo slittamento dell’inizio delle lezioni (ad Ingegneria la prima settimana di lezione è stata completamente “soppressa”). Non può essere escluso ad oggi un blocco della didattica ad oltranza; tale decisione temporanea prefigura una  situazione futura grave che si delinea nel seguente modo:possibilità di slittamento di alcuni corsi non fruibili, sovraccarico per alcuni corsi di laurea e disattivazioni di alcuni corsi (singoli e di laurea) per il prossimo anno 2011/2012

 

La decisione iniziale di atenei come quello di Bologna, di ovviare al blocco della didattica da parte dei ricercatori rimpiazzandoli con docenti a contratto, è grave e sbagliata. Nell’università italiana ci sono poco più di 30.000 professori, ma se la didattica non fosse assicurata da oltre 25.000 ricercatori strutturati e da circa 20.000 precari, le Università non potrebbero funzionare.

Considerato che i punti presenti nel DDL1905, in discussione definitiva alla Camera nei prossimi giorni, su cui si basano le rivendicazioni dei ricercatori sono le seguenti:

  • poco spazio per i ricercatori a tempo indeterminato (quelli pre-riforma) nei successivi posti per diventare professori associati, senza riconoscere ad essi l'attività didattica frontale portata avanti fino ad oggi, precludendo cosi ogni prospettiva di carriera.
  • blocco del turn over già messo in atto in precedenza (legge finanziaria 2009)
  • blocco degli scatti di anzianità nella finanziaria che come ammesso dallo stesso ministro Gelmini (intervento in commissione cultura alla camera il 15 di Settembre) penalizza i giovani ricercatori e i giovani docenti
  • precarizzazione e marginalità dei futuri ricercatori
  • l'esclusione dei ricercatori dagli organi gestionali d'Ateneo, rendendoli cosi non partecipi della gestione dell'università in un'ottica di privatizzazione della stessa

L'attacco al sistema universitario e delle ricerca statale non aveva mai raggiunto un livello cosi alto in un quadro del Paese profondamente instabile da un punto di vista politico. La manovra finanziaria e il DDL Gelmini sono gli ultimi provvedimenti di una lunga serie che insieme al taglio costante dei finanziamenti pubblici porteranno l'università italiana al collasso definitivo.

L'Italia è tra i paesi che in Europa ha investito di meno in formazione e ricerca negli ultimi decenni. La riforma della Gelmini stabilizza i tagli (oltre 1 miliardo di euro) e non dà alcuna prospettiva ai ricercatori, sia strutturati che precari.

Nel DDL ci sono inoltri numerosi punti controversi anche per gli studenti in merito al diritto allo studio, governante degli atenei e senato accademico.

In particolare l'introduzione del fondo per il merito slegato dal reddito degli studenti stravolge il senso costituzionale del diritto allo studio come strumento per garantire l'accesso agli studi “ai capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” e il suo sistema di finanziamento attraverso i privati appare del tutto inadeguato considerato lo scarso interesse dei privati a finanziare il sistema formativo e comunque metterebbe a rischio l'autonomia degli studi e della ricerca dagli interessi del mercato. Inoltre la delega di riforma del sistema non dà nessuna garanzia di partecipazione e dibattito considerato lo strumento legislativo utilizzato (la delega). 



Il Partito Democratico ritiene che:

Sia il momento di affrontare, con provvedimenti contingenti e strutturali, l’attuale insostenibile situazione: si attivino percorsi chiari e rapidi, si chiuda per sempre con le forme di precariato senza regole e senza tutele, si introducano, a regime, norme trasparenti e stabili per il reclutamento dei professori universitari. Siamo di fronte a un’emergenza che nelle prossime settimane rischia di esplodere. Per questo rivolgiamo un appello anzitutto al governo: si confronti con i ricercatori, con gli studenti e i vertici degli atenei ed esamini con apertura e disponibilità le proposte delle forze parlamentari per risolvere definitivamente questa situazione.

E’ importante cercare di promuovere la coesione tra tutti i soggetti colpiti dalla riforma. La politica deve essere presente e attiva in questo momento, comprendere le ragioni di atenei, precari e ricercatori e trovare delle soluzioni. La possibilità di una guerra tra 'poveri' (a Bologna e nel resto del Paese) come è stata chiamata in questi giorni, deve essere assolutamente evitata

Ecco le nostre proposte:

  • un contratto unico di ricercatori in formazione, con tutele sociali e previdenziali. E stop a tutti i rapporti precari ed un ruolo unico di docenza articolato in livelli.
  • il pensionamento a 65 anni dei docenti. L’obiettivo è introdurre uno shock generazionale nell’università italiana: vogliamo abbassare di dieci anni l’età media dei docenti. I giovani devono sapere che si può andare in cattedra a meno di 35 anni, quando si è in grado di dare il meglio di sé.
  • concorsi e chiamate dirette per i ricercatori, sospensione del periodo massimo di permanenza di 10 anni per i precari.
  • regole certe e percorsi rapidi di carriera per il futuro, misure per aprire spazi di carriera ai ricercatori, strutturati e precari
  • sistema di valutazione chiaro e slegato (Anvur)
  • diritto allo studio garantito per tutti e nuova governace

Il governo abbia il coraggio di confrontarsi immediatamente su queste proposte, per dare spazio ai giovani e consentire agli atenei di programmare le proprie attività. Poi riprenderemo a discutere degli altri temi, fondamentali per portare più efficienza e più qualità al sistema universitario. Noi ci siamo, e siamo certi di avere idee migliori.

A Brescia:

Il PD e i GD della provincia di Brescia sono solidali con la mobilitazione dei ricercatori dell'Ateneo bresciano che vedono il loro lavoro (incentrato anche sulla know how rivolto verso la provincia) svilito dalla riforma.

_Chiediamo come il sindaco (che è anche deputato) e gli altri deputati bresciani della maggioranza di Governo possano permettere dopo le promesse fatte all'incontro con i ricercatori che tali persone possano vedere sminuito il proprio ruolo.

_Ci impegniamo per creare momenti di dialogo tra tutte le componenti: studenti, ricercatori, docenti e rettori

_Metteremo in campo iniziative volte a tutelare la ricerca e l’Università libera, laica e democratica come base di conoscenza ed equità sociale

Il Partito Democratico Bresciano è solidale con i ricercatori e si impegna a tutti i livelli a ribadire la contrarietà verso tale DDL e a proporre: contratto unico ai ricercatori, stop ai rapporti precari, pensionamento a 65 anni, diritto allo studio legato al reddito e l’importanza della ricerca e dell’Università pubblica nella nostra provincia.






Francesco Esposto (responsabile provinciale Università Partito Democratico)

Andrea Curcio (responsabile provinciale Università Giovani Democratici)