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E dato che il sindaco appare intenzionato a non arretrare dalle sue posizioni la Cgil di Brescia ha deciso di non restare con le mani in mano. Ieri è partita nei confronti del sindaco una diffida: se il Sole delle Alpi non verrà cancellato la questione arriverà in tribunale. Nella diffida la Cgil evidenzia come l'esposizione «insistente» di quello che è inequivocabilmente il simbolo di un partito violi la Costituzione. In particolare l'articolo 3 che tutela i cittadini da qualsiasi discriminazione conseguente alle loro opinioni politiche. É ovvio, sostiene la Cgil, che in un ambiente «connotato politicamente» a causa dell'esposizione di tutti quei simboli di partito il lavoratore «si trovi in una posizione di svantaggio», poichè aveva stipulato un contratto con un soggetto che dovrebbe invece caratterizzarsi «per la sua assoluta neutralità e laicità». Conclusione o il sindaco toglie i simboli o si finisce in giudizio.
La polemica approda oggi pure alla Camera grazie ad un'interrogazione presentata dal Pd e rivolta al ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Sarà però Elio Vito, ministro per i Rapporti col Parlamento, a rispondere. Il ministro Gelmini ribadisce che per lei la questione si è chiusa con l'invio della lettera al sindaco da parte dell'Ufficio scolastico regionale con l'invito a togliere tutti i simboli. «É una polemica superata», taglia corto la Gelmini.
Per il senatore Giuseppe Valditara, Futuro e Libertà, il sindaco non soltanto deve affrettarsi a togliere i simboli ma deve pure pagare le spese che derivano dalla sua «arbitraria» decisione.