INTERVISTA A FEDERICO MANZONI

INTERVISTA A FEDERICO MANZONI

Federico Manzoni, 27 anni, avvocato amministrativista, dottorando di ricerca presso l’Università di Bergamo, consigliere comunale a Brescia dal 2003 e rieletto nel 2008.

 

1) ciao Federico, quale è stato il motivo o l’episodio che ti ha portato ad impegnarti in politica, e cosa rappresenta per te la politica?

 

La passione e l’attenzione per la politica le ho innanzitutto respirate nell’ambiente di casa, ove sono stato educato sin da piccolo a tenermi informato, a leggere i quotidiani e a seguire le vicende politiche.

Più avanti, negli anni delle superiori, ho poi maturato una mia sensibilità all’impegno politico, che si è concretizzato nelle rappresentanze studentesche (sono stato rappresentante di classe per diversi anni e, nell’anno della maturità, anche nel Consiglio di Istituto del Liceo Arnaldo e nella Consulta Provinciale degli Studenti) e nell’adesione ai Giovani Popolari.

In quegli anni, per inciso, vi erano alcune grandi personalità politiche con responsabilità di rilievo che hanno costituito per me un positivo punto di riferimento: Mino Martinazzoli sindaco di Brescia, Romano Prodi presidente del Consiglio e Oscar Luigi Scalfaro presidente della Repubblica.

La politica per me ha sempre rappresentato una grande occasione di impegno per affrontare i problemi della comunità e per sapere costruire un futuro migliore. Nella mia formazione di scout, una delle frasi più belle che ho imparato è quella del fondatore Baden Powell, quando affermava “lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato”: ebbene, per me la politica è uno strumento prioritario per lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato.

 

 

2) in che cosa consiste il tuo impegno di consigliere comunale?

 

L’impegno di consigliere comunale non si esaurisce nei pur importanti e fondamentali momenti di partecipazione alle sedute di Consiglio (in genere, due al mese) e di Commissione (in genere, una alla settimana).

A monte di questi appuntamenti, infatti, c’è un lavoro personale e di gruppo consiliare, che si articola nello studio degli atti amministrativi più importanti (le delibere della Giunta e le determine dirigenziali), nella partecipazione a momenti di incontri informali (con semplici cittadini o con rappresentanti di realtà associative) e formali, nell’ascolto delle esigenze e delle problematiche dei concittadini, nella presa di posizione pubblica (sia per avanzare proposte sia per segnalare criticità o elementi di non condivisione).

L’impegno di consigliere mi coinvolge – certamente con modi e tempi diversi – sostanzialmente tutti i giorni.

Oggi poi che il Partito Democratico è in minoranza, al consigliere di opposizione è giustamente richiesto un di più di impegno, di presenza e di partecipazione: solo così si può essere realmente incisivi nel ruolo che gli elettori ci hanno assegnato, nella speranza che questo serva a ricostruire una fiducia con la maggioranza della cittadinanza bresciana.

 

3) che cosa ne pensi di federalismo fiscale e di riforma degli enti locali?

 

Il federalismo fiscale è, per certi versi, un ritorno al passato, ai tempi in cui – prima della riforma Visentini degli anni Settanta – esisteva l’imposta di famiglia.

Trovo che riforma del sistema tributario e riforma degli enti locali (o meglio, il ridisegno del rapporto tra Stato centrale e autonomie locali) dovrebbero andare di pari passo, come peraltro il centrosinistra nel 2000 aveva tentato di fare.

In realtà, oggi l’iter del federalismo fiscale avanza, ma la riforma degli enti locali è ferma al palo (nonostante il nuovo Titolo V della Costituzione sia entrato in vigore ormai nove anni fa). Anzi, gli enti locali sono sempre più limitati nella loro autonomia, al punto che occorre riconoscere che da un lato il Governo fa grandi proclami di federalismo ma dall’altro pratica un forte centralismo.

In ogni caso, ritengo che una riforma degli enti locali non possa prescindere da un riequilibrio dei rapporti e delle competenze esistenti tra Sindaco e Giunta, da un lato, e Consiglio, dall’altro, attraverso un potenziamento del ruolo di indirizzo e di controllo del Consiglio stesso. Troppo spesso, infatti, il Consiglio è ridotto a un ruolo notarile e di ratifica di scelte prese altrove.

E questo posso dirlo non solo perché oggi sono all’opposizione, ma perché ho avuto anche l’occasione di vivere una stagione da consigliere di maggioranza.

In più, servirebbe un patto di stabilità per gli enti locali che tenesse conto dell’indebitamento degli enti, analogamente a quanto avviene a livello europeo: sapremmo così distinguere in maniera più evidente tra enti virtuosi ed enti non virtuosi. Brescia, ad esempio, che è il comune meno indebitato d’Italia è soggetta alle stesse norme che riguardano anche comuni che hanno centinaia di milioni di euro di debiti!

Un altro aspetto che a mio giudizio dovrebbe affrontare una possibile riforma degli enti locali riguarda il rapporto con le società partecipate e controllate.

 

4) Parliamo di Brescia: quale è secondo te un pregio e un difetto della nostra città, e come secondo te l’attuale amministrazione comunale sta governando la città?

 

Brescia è sicuramente una città vivace, operosa e solidale e ciò rappresenta una ricchezza sociale di grandissima importanza.

Ma, al tempo stesso, è anche una città in cui, finita la stagione dello sviluppo fordista, manca un’idea lungimirante di futuro sostenibile: il sostegno alla realtà universitaria e il suo rapporto con la città è ancora troppo debole e discontinuo. Manca una seria politica di vicinato coi comuni dell’hinterland, a partire dai temi infrastrutturali e dell’offerta di servizi pubblici. Lo stesso investimento della metropolitana – che personalmente difendo a spada tratta – rischia di non decollare per le scelte dell’attuale amministrazione che tende a incentivare il traffico privato (limitazione ZTL; nuovo Parcheggio sotto la Galleria; lassismo nei controlli e nelle sanzioni in tema di sicurezza stradale).

L’attuale maggioranza, priva di progettualità politica e di competenza amministrativa, è animata soprattutto dalla volontà di marcare una forte discontinuità con la precedente Giunta e si dimostra assai chiusa rispetto alle sollecitazioni che provengono non soltanto da parte dell’opposizione ma anche da parte della società civile (la vicenda del bonus bebè e della presa di posizione del Vescovo è assai emblematica!).

In più, il ricatto della Lega – anche su iniziative scandalosamente di parte – è evidente ai più e contrasta con una tradizione sostanzialmente moderata di governo della Loggia.

 

5) quale deve essere secondo te la ricetta per poter governare al meglio un comune? E quali sono le problematiche maggiori che un comune deve affrontare?

 

Non ho ricette da proporre: so però per certo che la tradizione amministrativa che Brescia ha avuto (da Bruno Boni, a Cesare Trebeschi, a Pietro Padula, a Mino Martinazzoli fino a Paolo Corsini) parla da sé per lungimiranza di scelte e per amministrazione sobria ed efficiente. E’ a questi modelli, opportunamente aggiornati e ove possibile migliorati, che occorre attingere.

Oggi i problemi maggiori che i Comuni in generale affrontano sono legati, da un lato, alle politiche sociali e migratorie che Stato e Regione stanno trascurando o affrontando solo settorialmente, cosicché è l’Ente locale che si trova a fronteggiarle direttamente, dall’altro, riguardano la grande emergenza ambientale.

Decenni di sviluppo non equilibrato ci hanno lasciato in eredità aree ex industriali pesantemente compromesse, città trafficate e senza servizi pubblici all’altezza di un’alternativa; a questo, negli ultimi dieci anni, si è aggiunto un consumo di territorio senza precedenti, che ha visto l’assalto della grande distribuzione (e non solo) e che purtroppo non accenna a fermarsi.