INTERVISTA A EUGENIA GIULIA GRECHI
I NOSTRI GIOVANI AMMINISTRATORI:
Intervista a Eugenia Giulia Grechi
Eugenia Giulia Grechi, già presidente delle direzione provinciale, candidandosi per la prima volta nel giugno 2009 è divenuta assessore e alla cultura, alle politiche giovanile,immigrazione nel comune di Castegnato, rappresentando una delle rare giovani donne presenti nelle nostre giunte comunali.
1) Come è nata la tua scelta di candidarti e cosa ti ha portato ad assumere un ruolo cosi importante?
Posso dire che la mia attività politica è dovuta ad una serie di fattori.In primis ho fatto parte per cinque anni della consulta alle politiche giovanili nel mio Comune.L’esperienza che, però, mi ha segnata maggiormente si colloca in molti anni di
impegno nel mondo associativo e sociale con la associazione antimafia “Dipingi la Pace”: quest’esperienza decennale mi ha cresciuta ed arricchita profondamente, dettando un taglio chiaro al mio agire nel politico.Un ruolo determinante è stato svolto anche dalla mia famiglia: madre consigliera comunale con me in grembo e militante nelle fila del PCI e dell’UDI (Unione Donne Italiane). Padre militante di lotta continua e consigliere comunale, eletto come indipendente. Entrambi i miei genitori si sono sempre impegnati attivamente ed intensamente nella comunità di Castegnato trasmettendomi la passione e interesse per il mio territorio.Infine, un ruolo importante l’hanno avuto i miei studi in Filosofia teoretica, sotto la guida del mio maestro, Carlo Sini e conclusisi con una tesi dal titolo “Maurice-Merleau.-Porty o la carne della politica”: questo lavoro ha segnato il passaggio all’impegno attivo anche in un’ottica di partito.
2) Come valuti questi primi due anni di amministrazione?
L’esperienza in amministrazione è un esperienza molto positiva e allo stesso tempo forte, perché ha in parte stravolto la scala dei miei valori, dei miei ordini di priorità.Di certo non avrei mai immaginato la quantità delle responsabilità e di tensione che ruotano attorno ad un incarico amministrativo.E’ un’esperienza altamente formativa, che mi ha fatto crescere e mi ha permesso di conoscere ed affinare alcuni aspetti del mio carattere. Due anni intensi ed impegnativi.
3) Quale deve essere secondo te le qualità che dovrebbe avere un amministratore?
Ritengo che un buon amministratore debba avere:
- la pazienza e la capacità d’ascolto, in quanto i cittadini molto spesso chiedono ai propri rappresentanti di saper ascoltare i loro problemi e le preoccupazioni. Quello che vogliono è la possibilità di essere accolti nei propri bisogni.
- la forza di saper prendere decisioni: essere cioè in grado di decidere con rapidità e con efficacia e in merito a qualsiasi questione. In un certo senso questa capacità è trasversale agli ordini di problemi e va applicata ad ogni situazione.
- Infine l’ultima qualità che dovrebbe essere la più naturale…: essere in grado a fare gruppo e di guardare al futuro. Pensare al “poi” e gettare le basi per costruire il cambiamento non è sempre facile per chi amministra da tanto tempo. Questa qualità, però, ci ricorda che gli incarichi sono “pro tempore” e che la magia e la forza dell’impegno politico è racchiusa in questa semplice constatazione.E’ evidente che possedere almeno una di queste qualità è già un buon inizio.
4) Cosa significa fare l’assessora alla cultura, alle politiche giovanili,immigrazione in un comune di 8 mila abitanti ? quali sono le priorità e le problematiche da affrontare?
Data la tipologia della mia delega mi sono concentrata nella realizzazione di una rete in cui includere il più possibile tutte le persone che avessero voglia di impegnarsi per la propria comunità.
Gli strumenti che ho adottato sono composti da due consulte (cultura, politiche giovanili più una temporanea sui 150 unita d’Italia) e da una commissione (commissione biblioteca). In entrambi gli organismi sono rappresentati membri della maggioranza e della minoranza, in egual numero, liberi cittadini autocandidati e rappresentati di associazioni.E’ evidente che il rapporto con le numerosissime associazioni del territorio è un canale privilegiato e ben saldo per poter operare in ambio culturale.Credo che “inclusione e partecipazione” siano le parole che meglio spiegano ciò che ho inteso nel mio lavoro.Aspetto positivo: Essere riusciti a creare progetti ed esperienze frutto di vera condivisione, pur avendo talvolta visioni e idee diverse.Aspetto negativo: Probabilmente un continuo stress ed un insistente senso di responsabilità, al quale non ero abituata.Il tema dell’immigrazione è quello che più ha urgenza di essere conosciuto, affrontato e gestito, evidentemente.Non voglio però scordare i problemi legati al mondo giovanile, in particolare per quanto riguarda la precarietà lavorativa e la difficoltà di autonomia dei giovani adulti.
5)In questo momento si sta varando la riforma del federalismo, cosa ne pensi?
Ritengo che la riforma proposta attualmente dal Governo, in questi termini, non abbia senso in quanto si contraddice: la Lega si riempie la bocca con parole il cui significato ha dimenticato ( o forse mai conosciuto) proponendo un federalismo che ridurrà l’autonomia degli enti locali e porterà all’aumento della pressione fiscale: si tratta di una riforma che in realtà non va incontro ai problemi dei comuni (legati alla mancanza di risorse).Sono favorevole ad un’idea di autonomia degli enti locali che, però, non chiamerei federalismo, proprio per il significato che ormai ha assunto questo termine. Nell’anno del 150enatrio dell’Unità d’Italia credo che la frase pronunciata da Cavour all’indomani dell’Unità sia quanto più attuale: “Abbiamo fatto l’Italia. Ora dobbiamo fare gli Italiani”.Non abbiamo bisogno di divederci, poiché poche volte siamo stati un Paese unito. E solo un Paese unito ha la forza di saper accogliere. Solo un Paese che ha un’identità ben salda la può mettere in gioco senza paura.Con i termine “Italiano” intendo tutte e tutti coloro che abitano il nostro territorio. Quindi alzo il tiro e supero il concetto di federalismo: formiamo cittadine e cittadini del mondo, consapevoli della propria storia edi quella che, con il loro agire, stanno costruendo.Tornando alla questione: penso che prima di fare una riforma sia necessario capire e comprendere le esigenze e i bisogni degli enti locali, i quali, a mio parere, sono stati lasciati soli dal Governo ad affrontare i molteplici problemi che nell’ultimo anno si sono abbattuti sui territori. (mi riferisco ad esempio alla mannaia indiscriminata ed ingiusta rappresentata dal Patto di Stabilità).
6)Parliamo di PD, quale deve essere secondo te il ruolo delle Donne nel partito,e qual è la donna a cui fai riferimento a livello nazionale ?
In realtà il ruolo delle donne nel partito è quello che stanno avendo: fare politica e farla bene. Personalmente all’interno del partito sto lavorando alla creazione delle conferenza provinciale delle donne composta, voglio sperare, sia da uomini che da donne, i quali, insieme, ragionano e riflettono in merito ad alcune questioni quali genitorialità, mercificazione dei corpi, dignità dell’individuo etc… Un conferenza da intendere non come una nicchia, ma un luogo in cui il PD possa parlare di quei temi non considerati e ignorati dal Governo e che sono stati delegati al mondo associativo. Ben venga, quindi, la collaborazione con chi se ne occupa da tempo ma è ora che anche un partito come il nostro se ne faccia carico.In realtà, quindi, un riferimento ad una singola donna non ce l’ho: mi piace pensare che un movimento di donne e uomini sia più stimolante ed interessante.La donna a livello nazionale che in qualche modo può rappresentare un buon modello di riferimento è Rosy Bindi (presidente del Partito Democratico).Ritengo che il ruolo della donna debba essere da stimolo e da pungolo per il partito e riaffermo il mio parere favorevole alle quote rosa all’interno del partito perché offrono la possibilità di far partecipare l’altra metà dei cittadini, socialmente e storicamente esclusa dai processi decisionali.Il Partito Democratico deve fare ancora tanto, non trattando la donna come “una tematica”, ma facendola della Donna il centro, il perno portante del Partito, provando, camaleonticamente ad adattare tempi, spazi e modi anche ai tempi, agli spazi e ai modi dell’Altra. Partendo dal lessico.E’ evidente che questa “battaglia” spetta a noi donne combatterla.
Siamo già sui blocchi di partenza.
