della disaffezione in sé e per sé; all’imperante e comune affermazione che vuole tutti i politici (dai consiglieri comunali in su) uguali e furbescamente abili nel perseguire il proprio interesse personale o di casta. Non mi dilungo provando a confutare questa tesi né mi interessa riportare quanto sentirsela riproporre (per chi fa un po’ di politica come me) in qualunque sede della vita umana sia sfiancante e irritante. Mi interessa semplicemente sottolineare che in fin dei conti questa frase nasconde tutta la pochezza culturale ed etica della nostra contemporaneità. Si perché è proprio nel nostro mondo, quel mondo del disimpegno, nel mondo della pigrizia, del poco lavoro per il massimo profitto, del poco interessarsi, del lasciar fare agli altri, del pensare unicamente al divertimento e del cancellare il dovere guardando solo al diritto; ecco è soltanto in questo mondo che incessantemente ci propina questa scala valoriale nel volto dei nostri eroi, dei nostri riferimenti, dei nostri miti, che un pensiero di qeusto tipo poteva trovare cittadinanza. Un pensiero che sottende, nelle conclusioni a cui porta, tutta la banalità di ragionamento che sta a monte. Se è vero che indubbiamente il mondo politico offre più di una occasione per potersi lasciar convincere da questo assunto, è vero anche che esso nasce dal desiderio di liquidare con estrema facilità quell’istinto connaturato all’umanità che ci impone di occuparci della cosa comune e che comporta fatica. È facile accollare responsabilità e colpe agli altri. È facile lasciare che la politica la facciano gli altri rimanendo comodamente seduti sulle poltrene del non schierarsi e del non impegnarsi. È facile dire che tutti sono uguali. È facile lanciare accuse di incapacità senza mai aver provato a metterci la faccia. Perché il senso della politica è soprattutto la scelta. La politica è soprattutto scelta. Fare politca è soprattutto scegliere; non lo schieramento (anche…), ma come amministrare un comune, come governare una regione, come siedere nei banchi del Governo… . I giovani, vittime primarie dell’accanimento della nostra società e delle sue perversioni, scelgono di orientare il tempo a disposizione del variegato e prolifico mondo associativo, storcendo il naso davanti a tutto ciò che è militanza partitica e politica in senso stretto. Svicolando ciò che di brutto connota la politica per lanciarsi nell’encomiabile civismo associativo, sociale e culturale. Forse dimenticando quello scatto successivo – che poi sostanzialmente si riduce ad una scelta di impegno -, una volta connaturato a tale impegno civico, che fa prendere visione di come siano soprattutto le scelte politiche e le politiche di scelte che consentono anche all’associazionismo di trovare riscontro, linfa e possibilità d’agire. La classe politica è composta di riflesso alla società che governa. I suoi vizi e le sue virtù sono le medesime e se da un lato è degno di stima darsi al volontariato etc per dare un senso al nostro sentire e seguire i nostri sogni, dall’altro i sogni non sono prerogativa di qualcuno, ma un “facile” esercizio privato che segna ogni essere umano. Forse il sogno non è qualificabile o quantificabile, ma certamente l’impegno si. Da qui il mio accorato appello affinchè soprattutto le nuove generazioni mettano a disposizione il proprio carisma e la propria idealità, nel rispetto del tempo e della vocazione per se stessi, per le persone e gli ambiti che amano, per il bene comune; si può anche non occuparsi di politica, ma questa si occuperà sempre di tutti. Per paradosso, forse, mi viene fatto di pensare che più che seguire un sogno, val la pena di vivere un impegno.
Nicola Del Bono
Segretario Provinciale Giovani Democratici Brescia
Provezze di Provaglio d’Iseo
