MARCIA DELLA PACE PERUGIA - ASSISI

 

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BISINELLA CONTRO I <<GENERALI>>: <<NEL PD I CANI SCIOLTI DI DIVIDONO>>

IL BILANCIO. Dopo due anni in carica, il segretario provinciale tira le somme e bacchetta alcuni comportamenti.
«Sono per il confronto nelle sedi adeguate e non sui giornali» E per la Loggia? «Corsini ha già dato, ma serve il suo contributo»

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Bisinella (a destra) a un volantinaggio in stazione con il segretario cittadino Giorgio De Martin (a sinistra

 

Un anno vissuto, se non proprio pericolosamente, di certo molto intensamente per Pietro Bisinella, al giro di boa dei primi dodici mesi come segretario provinciale del Partito Democratico. 
«E' stato un annno che ha segnato un cambio di marcia importante, per ridare forza ai circoli, che sono un centinaio, e al territorio con la creazione delle zone, i cui coordinatori sono nella direzione provinciale come punto di riferimento per organizzare le attività di partito», dice il segretario, ricordando anche la scelta di modificare il logo del Pd locale per chiamarlo "Partito Democratico bresciano", «marcando la territorialità di cui siamo eredi, e non lasciandola alla Lega Nord». 
C'È STATO in questi mesi un grande sforzo per riorganizzare il partito e radicarlo in maniera più forte, e questo passo verrà ulteriormente accelerato affidando a un giovane del territorio una competenza mirata sulla dimensione organizzativa. La territorialità, quindi, come antidoto a una politica «che ha ceduto il passo allo spettacolo, ed è diventata spot, folklore, desiderio di essere al centro dell'attenzione mediatica», spiega Pietro Bisinella, che rivendica di «non essere asservito ad alcuna logica di corrente». 
Fra gli imprinting dati per costruire il nuovo corso nel Pd figura l'impegno nel portare avanti una segreteria a livello unitario, «perché la stagione del congresso è ormai chiusa, e il ruolo del segretario deve essere quello di tenere il partito unito e plurale, per lavorare su uno stesso obiettivo, costruendo un programma politico credibile e alternativo a Berlusconi e alla Lega Nord, che ormai mostrano la corda». 

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ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI 2011

Caro/a Democratico/a,


Il 2011 è l’anno in cui tutto il Paese commemora i 150 anni dell’Unità d’Italia. E’ un anno strano però… soprattutto se proviamo un attimo a fermare il nostro pensiero sullo stato della nostra democrazia, sullo stato della nostra Italia.

Una finta riforma federale, una disastrosa riforma dell’Università italiana, un mondo del lavoro attanagliato da crisi e precarietà che investe soprattutto chi è giovane e chi vuole progettare il proprio presente oltre che il proprio futuro.

La politica sembra non avere risposte concrete e la sfiducia nella politica è imperante.

Noi Giovani del Partito Democratico della Provincia di Brescia vogliamo anche

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 COS'E' LA POLITICA.QUALE IL SIGNIFICATO DELLA MILITANZA OGGI.

 

“Tutto è politica ma la politica non è tutto” è un grande bresciano l’autore di questa sacrosanta affermazione che non lascia spazio ad interpretazioni. I casi come quelli di Adro, della “gru”, delle donninde del Presidente e di altri fatti più locali o più nazionali, sono tutti forieri di una grave crisi sociale oltre che istituzionale. Non mi interessa fare una analisi di quali forze o personalità politiche agiscono nello scenario odierno disaffezionando drammaticamente i cittadini alla politica.Mi interessa guardare al fenomeno

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COME SI FA' A FIDARSI DELLE ISTITUZIONI?

LOGOGD

Giovani Democratici Provincia di Brescia

 

COMUNICATO STAMPA

Brescia, lì 18/XI/10

Come si fa a fidarsi delle istituzioni?

 

L’assoluzione (con formula dubitatoria..) degli indagati al terzo processo sulla strage di Piazza della Loggia lascia amarezza. Molta. Ma a chi? Ai parenti delle vittime? Alla folla dei presenti in tribunale? E quindi agli amministratori, ai sindacalisti, agli avvocati, ai pm, ai militanti delle varie forze politiche?

Senza dubbio a tutti loro e ai molti altri che non sono potuti essere presenti.

 

Ma la verità è che questa sentenza lascia del tutto indifferente la gran parte dei cittadini di Brescia e della popolazione italiana. Se è vero che i tragici eventi in esame sono ben impressi nella memoria storica della città, tenendo aperta senza sosta la ferita che hanno prodotto, è del pari vero che ormai gran parte dei bresciani sentono lontani e distanti quei fatti. Eco di un tempo che non è più. Ricordo sfumato in bianco e nero di qualche lezione in classe o di qualche immagine televisiva.

 

La verità è che la sentenza peggiore a cui si assiste è quella pronunciata dalla gente e prende il nome di indifferenza.

 

Il grande tema che ci si è posti, cercando di digerire l’amarezza, è come sia possibile dare ancora credito alle istituzioni. La magistratura esige certezze. E i suoi verdetti sono appellabili solo nelle sedi deputate. La sentenza va quindi rispettata e accettata. Ma la migliore risposta alla perdita di fiducia è quella di chi, rappresentato da Manlio Dilani, ancora con fermezza (anche se con dolore) crede ancora che la via della legalità (e quindi la fede nelle istituzioni) sia l’unica possibile per definire finalmente la verità storica.

 

E l’altro insegnamento è quello per cui il perseguire un valore, un’ideologia non sia una motivazione sufficiente per giustificare l’illegalità.

 

Questi concetti, drammaticamente attuali, andrebbero ribaditi e ripresi con difficile costanza da ogni istituzione da ogni uomo di Stato.

 

Nicola Del Bono

Segretario Provinciale GD Brescia

338 64 41 987